

( per Alda Merini)
Mi visita ogni notte,
fa scempio dei mie sogni,
è ineffabile la sua limpida
bellezza, silente il suo dolore.
Chiede alla luna di perla ,
parla nel velluto profondo,
per lasciarmi cantare ancora,
per rubarmi la speranza.
E’ crudele e sottile perchè,
quando la invoco, sa
privarmi di passione e dignità,
prostrata tra sillabe mute.
E’ la mia condanna strisciante
ad un lento e irrequieto riscatto.
E’ la mia lustrazione,
da trascorrere senza ore d’amore.
20-o7-2003
ma la pubblico oggi, tanto ormai è troppo vecchia per partecipare a qualsiasi concorso
Un saluto ad una donna splendida, forte e geniale che ha sempre pagato il prezzo delle tue fortissime passioni…ti mando un abbraccio intenso, ovunque tu sia, per sempre nella tua piccola casa nel cuore di milano decorata da ninnoli e lustrini, preda dell’horror vacui… la tua casa sarà sempre nel cuore di chi continuerà a leggere le tue poesie.
BIO: Alda Merini è nata a Milano il 21 marzo 1931. Ha esordito giovanissima, a soli sedici anni, sotto l’attenta guida di Angelo Romanò e Giacinto Spagnoletti. La sua prima raccolta di poesie, La presenza di Orfeo, uscita da Schwarz nel 1953 con una presentazione di Spagnoletti, ebbe un grande successo di critica. Si sono occupati di lei, fra gli altri, Oreste Macrì, David Maria Turoldo, Salvatore Quasimodo, Pier Paolo Pasolini, Carlo Batocchi, Maria Corti, Giovanni Raboni.Successivamente furono pubblicati: Paura di Dio (Scheiwiller 1955), Nozze romane (Schwarz 1955), Tu sei Pietro (Scheiwiller 1962). Le quattro raccolte di versi sono state riunite con il titolo La presenza di Orfeo da Secheiwiller nel 1993.Dopo vent’anni di silenzio, dovuto alla malattia, sono apparse: La Terra Santa (Scheiwiller 1984), Testamento (Crocetti 1988), per Einaudi Vuoto d’amore (1991), Ballate non pagate (1995), Fiore di poesia (1951-1997) (1998), Superba è la notte (2000), Più bella della poesia è stata la mia vita (2003 con videocassetta), Clinica dell’abbandono (2004), per Frassinelli L’anima innamorata (2000), Corpo d’amore, Un incontro con Gesù (2001), Magnificat. Un incontro con Maria (2002), La carne degli Angeli (2003).Nel 1996 Scheiwiller ha raccolto alcune plaquette ne La Terra Santa: Destinati a morire (1980), La Terra Santa (1983), Le satire della Ripa (1983), Le rime impetuose (1983), Fogli bianchi (1987).Con L’altra verità. Diario di una diversa (prima edizione Scheiwiller 1986, nuova edizione Rizzoli 1997) inizia la sua produzione in prosa, a cui sono seguiti Delirio amoroso (il Melangolo 1989 e 1993), Il tormento delle figure (il Melangolo 1990), Le parole di Alda Merini (Stampa alternativa 1991), La pazza della porta accanto (Bompiani 1995, Premio Latina 1995, finalista Premio Rapallo 1996), La vita facile (Bompiani 1996), Lettere a un racconto. Prose lunghe e brevi (Rizzoli 1998) e Il ladro Giuseppe. Racconti degli anni Sessanta (Scheiwiller 1999).Vi si aggiungono Aforismi e magie (Rizzoli 1999, BUR 2003), raccolta di aforismi, e l’antologia di poesie Folle, folle, folle d’amore per te. Poesie per giovani innamorati. (Salani 2002).Nel 1993 ha ricevuto il Premio Librex-Guggenheim “Eugenio Montale” per la Poesia, nel 1996 il Premio Viareggio, nel 1997 il Premio Procida-Elsa Morante e nel 1999 il Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri-Settore Poesia.dal sito ufficiale:http://www.aldamerini.com/
| fino al 10.I.2009 a Siena, sms contemporanea
Dall’Autoritratto a tredici anni, lungo un percorso di oltre cento scatti. Una panoramica completa (seppur in spazi sacrificati) dell’opera della statunitense. Gigante della fotografia in soli ventitrè anni…
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| Francesca Woodman (Denver, 1958 – New York, 1981) era una fotografa statunitense, nata da una coppia di artisti. Fra il 1977 a 1978 visse a Roma per frequentare i corsi europei della Rhode Island School of Design. Qui studiò, lavorò e conobbe diversi artisti. Presso il Centro di arte contemporanea di Santa Maria della Scala sono ora esposte 114 fotografie, quasi tutti autoscatti in bianco e nero, in gran parte di piccole dimensioni. In mostra vi sono anche alcuni video. Le sale, più che allestite, sono stipate e non danno abbastanza spazio alla domanda di vuoto e di tempo. L’opera di Francesca Woodman sfugge a ogni categorizzazione dal fiato corto. È un respiro di magia, illusione, incanto, più qualcosa d’altro d’inesprimibile e dilatato, su cui s’inciampa. Una ricerca di grande coerenza strutturale, un’ostinazione adolescenziale ed energetica verso il mezzo fotografico, contro cui Woodman riversa tutta se stessa per otto anni. Un dis-orientamento preciso, che non si sperpera mai, grazie a un indirizzo perfetto: il suo punto di vista. Da una parte il buco di un occhio che chiama. Dall’altra parte la fotografa che risponde sempre, disponibile e impegnata nei suoi esercizi di apparizione e sparizione dentro e fuori lo spazio reale. Tra i due poli dialettici cade l’immagine, la prova di esistenza/resistenza, fissata sopra un cartoncino nero e circoscritta da rare intrusioni didascaliche, che sviano la visione verso ciò che volontariamente viene escluso dal bordo. ![]() Complice della scomparsa e consapevole dell’autoinganno, Francesca Woodman si insegue tutta la vita, in uno spazio che è altrove. Controlla il suo sguardo come un’anoressica del visibile. Mangia tutto con gli occhi (se stessa, le cose, gli ambienti) e lo rigetta fuori attraverso l’immagine fotografica, dopo un soggettivo restauro di senso, mentre racconta di disordinate geometrie interiori. “La mia è una vita d’acrobata tra la morte e la poesia, sospesa, trattenuta da un filo”, scriveva Mireille Havet, poetessa francese. Già a tredici anni Francesca Woodman si sposa al mezzo fotografico aggrappata a un filo, che nel suo primo autoscatto compare davanti a tutto. La fotografia colleziona prove di vita e pezzi di corpo, ma sovente si priva del volto dell’artista. Prove su prove, speranze e paure vicine alle cose semplici. Sfasature (tra reale e percepito) trasferite, grazie alla decisione di uno scatto, su conferme cartacee, rese indipendenti dal soggetto. Indivisibili (lei, il soggetto, e il mezzo) vagano e cercano riferimenti intorno alla luce. ![]() Insieme cercano di staccare l’ombra da terra, o staccano il corpo da terra per lasciare un’ombra scura sotto ai piedi, meno precaria delle altre. Si aggrappano alla porta, sopra il vuoto di un passaggio chiuso o inseguono un’anima solida accanto alla breve e confortante immobilità degli oggetti. Giocano a nascondino tra l’inganno e il riconoscimento di uno specchio, o in altri luoghi di reciproca inconsistenza.
federica bianconi http://www.exibart.com/notizia.asp/IDNotizia/29237/IDCategoria/1 |
J425 (1862) / F382 (1862)EmilyDickinson
| Good Morning – Midnight - I’m coming Home - Day – got tired of Me - How could I – of Him? Sunshine was a sweet place - I can look – cant I - You – are not so fair – Midnight - |
Buongiorno – Mezzanotte - Sto tornando a Casa - Il Giorno – si è stancato di Me - Come potrei Io – di Lui? La luce del sole era un dolce luogo - Posso guardare – dai - Tu – non sei così bella – Mezzanotte - |

io non posseggo nulla ,se non la mia sensibilità da musa decadente, il mio male di vivere, gli anni di dolore, la paura di non essere mai all’altezza delle situazioni e la mia corazza, che è il bozzolo ,al tempo stesso protezione e prigione.
Autore: Else Lasker Schüler Gesellschaft
Titolo: Io costeggio l’amore
Io costeggio l’amore nella luce
del mattino,
Da molto vivo dimenticata –
nella poesia.
Tu una volta me l’hai detto.
Io so l’inizio –
Di me di più non so.
Però mi sono sentita singhiozzare
nel canto.
Sorridevano propizi gli Immortali
nel tuo volto,
Quando tu nell’amoroso salmo
della nostra melodia
I popoli immergesti e
poi portasti in alto.

Franz Marc THE LARGE BLUE HORSES (DIE GROSSEN BLAUEN PFERDE)
1911 oil on canvas 41-5/8 x 71-5/16 in.
Gift of the T. B. Walker Foundation, Gilbert M. Walker Fund, 1942
23 seconds, all things we love will die
23 magic, if you can change your life
Your tainted heart, my tainted love, repent now
How many times ?
As long as you live, how many times ?
The world will go around
He was a friend of mine, he was a son of god … he was a son of a gun
23 seconds, in you I see a chance
23 magic, if you change the name of love
Your crazy heart, my crazy love, repent now
How many times ? As long as you wish
How many times ? The world will go around
How many times ? As long as you want
How many times ? The world will go around
He was a friend of mine, he was a son of a gun … he was a son of god
23 (blonde redhead)
è come un numero scolpito nella pietra ,XXIII, perfetto da scriversi come caratteri romani, ma alle volte troppo pesanti, alle volte troppo leggeri, poter essere i padroni del mondo senza saper bene come…23 come il bisogno di cambiare e scollarsi di dosso un passato molto pesante fatto di automatismi, dubbi e paure, meccanismi all’apparenza incontrovertibili, 23 come le cose che cambierei di me nonchè della mia vita, 23 come la leggerezza delle cose insostenilbili, come cambiarsi, migliorarsi, iniziarsi a conoscere e fare amicizia con sé stessi.fidarsi.e salutare un anni della propria vita pieno di alti e bassi, nessuno dei quali rinnegherei mai.come nessunodi questi 23 spicchi di me
stai felice,che essere infelici aiuta troppo e rende le cose semplici.-m.p.

scrive Machiavelli nel capitolo XVIII de IL PRINCIPE :
Alcuno principe de’ presenti tempi, quale non è bene nominare, non predica mai altro che pace e fede , e dell’una e dell’altra è inimicissimo, e l’una e l’altra , quando e’ l’avessi osservata, li avrebbe più volte tolto o la reputazione o lo Stato
Rispetto all’epoca di Machiavelli oggi ,però , accade che la politica per decidere guarda l’economia , e l’economia per decidere guarda le risorse tecnologiche, per cui vien da chiedersi se il potere decisionale è ancora una competenza della politica o segretamente si è trasferito nell’ambito presiedutodalla tecnica?in questo caso, ”ormai sorda alle voci che giungono dalla piazza di Atene” come vuole la bella espressione di Giacomo Marramao (dopo il Leviatano, Bollati Boringhieri), la politica finisce col trasformarsi in tecnica amministrativa , negandosi come prospettiva storica, com sguardo su un mondo possibile, che non si risolva nell’unico mondo reso possibile dai risultati della tecnica.
Umberto Galimberti_La Repubblica delle Donne_Anno 13°, N.607


Metafore di vita e di morte fissate in atmosfere immote e atemporali. L’arte di Francesca Woodman è il luogo della sua identità, è un racconto interrotto tra emozioni soffocate e fragili armonie.
Tramutando il reale in una visione atemporale Francesca Woodman evoca l’inesorabilità della morte senza raccontarla.
L’artista ha lavorato in questo senso per realizzare il suo meraviglioso testamento artistico.
I suoi autoritratti, frutto di una raffinata e consapevole ricerca estetica che affascina e turba al tempo stesso, appaiono come evanescenti e fugaci attimi d’intimità, in bilico tra il tangibile e l’immaginato.
Una fragile malinconia e una sottile bellezza, che ci ricordano la transitorietà e la brevità del tempo, sembrano levarsi da queste visioni, avvolte da un senso di enigmatica ed impenetrabile fatalità.
Francesca Woodman, nata a Denver il 3 aprile 1958, il 19 gennaio del 1981, interrompe il suo percorso troppo presto, suicidandosi a soli 23 anni.
Negli stessi anni in cui la Woodman conduce la sua ricerca artistica Cindy Sherman appare sulla scena, con un ciclo di fotografie in bianco e nero, intitolato “Film Stills”, che affronta le problematiche della rappresentazione della femminilità. Pezzi di vita e di corpo, in bilico tra finzione e realtà, che forniscono allo spettatore le immagini dell’artista nei panni di donne vincolate ai tradizionali ruoli femminili creati dai media. Ma nonostante il terreno comune condiviso da queste due donne-fotografe, la Woodman non sembra interessata al modello culturale della donna del suo tempo: non c’è nessun tentativo di indagine nel suo lavoro artistico, solo una sorta di profonda ricerca introspettiva sulle sensazioni, i messaggi, le emozioni e le sospensioni dell’essere. Mentre Cindy Sherman ci offre, immagine dopo immagine, una visione frammentaria della donna, Francesca Woodman impiega il suo corpo per avviare un dialogo con se stessa, cercando di osservare da vicino ciò che più la spaventa.
Poco tempo prima di morire l’artista scrive: “Io vorrei che le mie fotografie potessero ricondensare l’esperienza in piccole immagini complete, nelle quali tutto il mistero della paura o comunque ciò che rimane latente agli occhi dell’osservatore uscisse, come se derivasse dalla sua propria esperienza.”

