On oublie

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1. Avec le temps, va, tout s’en  va
On oublie le visage et l’on oublie la voix
Le coeur, quand ça bat plus,
C’est pas la pein’ d’aller chercher plus loin
Faut laisser faire et c’est très bien
Avec le temps…
Avec le temps, va, tout s’en va
L’autre qu’on adorait, qu’on cherchait sous la pluie
L’autre qu’on devinait au détour d’un regard
Entre les mots entre les lignes et sous le fard
D’un serment maquillé qui s’en va faire sa nuit
Avec le temps,
Tout s’évanouit.
1.  Col tempo, col tempo tutto se ne va
Ti dimentichi il viso ti dimentichi la voce e il cuore quando non batte più
Non vale la pena di andare a cercar lontano
Bisogna lasciar perdere e va bene così
Col tempo …
Col tempo tutto se ne va
l’altro che adoravi e che cercavi sotto la pioggia
l’altro che indovinavi dal contorno di uno sguardo
Tra le righe e le parole
Sotto il belletto di una promessa truccata che va a far nottata
Con il tempo
Tutto svanirà.
2. Avec le temps…
Avec le temps, va, tout s’en va
Mêm’ les plus chouette’s souv’nirs ça t’a un’ de ces gueul’s
À la Gal’rie j’farfouill’
Dans les rayons d’la mort
Le sam’di soir quand la tendresse s’en va tout’ seule
Avec le temps…
Avec le temps, va, tout s’en va
L’autre à qui l’on donnait du vent et des bijoux
Pour qui l’on eût vendu son âme pour quelques sous
Devant quoi l’on s’traînait comme traînent les chiens
Avec le temps, va, tout va bien.
2. Col tempo …
col tempo va, tutto se ne va
anche i ricordi piacevoli che t’ha lasciato uno di quei tali alla Galerie
io ho mandato tutto all’aria fra i raggi della morte al sabato sera quando la tenerezza se ne va tutta sola
Col tempo …
Col tempo va, tutto se ne va
L’altro a cui hai regalato vento e gioielli
Per il quale avresti venduto l’anima per due soldi
Davanti al quale ti saresti trascinato come si trascina il tuo cane
Con il tempo col tempo, tutto va bene
3. Avec le temps…
Avec le temps, va, tout s’en va
On oublie les passions et l’on oublie les voix
Qui vous disaient tout bas
Les mots des pauvres gens
Ne rentre pas trop tard, surtout ne prends pas froid
Avec le temps…
Avec le temps, va, tout s’en va
Et l’on se sent blanchi comme un cheval fourbu
Et l’on se sent glacé dans le lit de hasard
Et l’on se sent tout seul peut-être
mais peinard
Et l’on se sent floué par les années perdues
Alors vraiment
Avec le temps on n’aime plus
3. Col tempo
col tempo tutto se ne va
ti scordi la passione e  le voci care
Che ti dicevano sottovoce
parole da povera gente
non tornare tardi e non prendere freddo
col tempo col tempo
col tempo tutto se ne va
e imbianchi come un cavallo brizzolato
e ti senti gelare dentro a letti di fortuna
e ti senti così solo ma in fondo spensierato
e ti senti invecchiato e ti senti gli anni perduti alle spalle
e allora davvero
col tempo col tempo
tu non ami più

Léo Ferré – Avec le temps

Γνῶθι σεαυτόν

Siamo ignoti a noi medesimi, noi uomini della conoscenza, noi stessi a noi stessi: è questo un fatto che ha le sue buone ragioni. Non abbiamo mai cercato noi stessi – come potrebbe mai accadere che ci si possa, un bel giorno trovare? Non a torto è stato detto:«Dove è il vostro tesoro, là è anche il vostro cuore»; il nostro tesoro è là dove sono gli alveari della nostra conoscenza. A questo scopo siamo sempre in cammino, come animali alati per costituzione, come raccoglitori di miele dello spirito, e soltanto un’unica cosa ci sta veramente a cuore – «portare a casa» qualcosa. Del resto, per quanto riguarda la vita, le cosiddette «esperienze» – chi di noi ha anche soltanto una sufficiente serietà per queste cose?

[incipit della prefazione de Genealogia della morale, Friedrich Wilhelm Nietzsche (1844 – 1900)]


Blog: un cassetto dove buttare via le emozioni

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Da un paio di giorni mi interrogo sul senso dei blog…del mio blog per esempio.
in un momento storico in cui tutto si consuma molto, troppo in fretta, il blog mi sembra un qualcosa di demodè, un po’ vintage…come il piercing al naso e affini.
eppure era di moda solo pochi anni fa. Ora se non sei un fashion blogger o un opinionista affermato, tu e il tuo blog da quattro soldi potete buttarvi via…tu e le tue emozioni da niente.

Pochi anni fa, d’altro canto, tutti comunicavano attraverso msn messanger e sembrava che se non avessi avuto messanger il mondo ti avrebbe tagliato fuori.Ora è imperativo Facebook, che il suo creatore anima con continue novità sulla privacy e impostazioni sempre più complesse, trappole per topolini ciechi e ballerini.
Eppure taluni lo ritengono già passato: colpa delle invasioni dei Bimbimikia, dei Politici, degli amministratori e delle aziende…della polizia, non solo quella postale.Nessuno è libero su Fb…
che la rete vi inghiottisca,o giovani non nerd nè smanettoni, o voi anziani ansiosi di giovinezza e idolatri del vostro ego!

per questo non resta che un blog, per poter scrivere in santa pace, senza una notifica che ti giunga tra capo e collo, nel bel mezzo di una elucubrazione galileiana sui 2 massimi sistemi, che da un centinaio di anni sono 3, ma se chiedi in giro quali siano questi sistemi ti dicono solo il proporzionale, il maggioritario e quello che verrà:il Berlusconiano. Viviamo in un’epoca senza amore per la memoria e la cultura, freneticamente consumata dal bruciare il presente, sempre giovani, sempre allerta, sempre con la caffeina in corpo.

So già che la mia professoressa mi picchierebbe a sangue verbalmente se usassi questo prosare nella mia tesi, eppure è ciò che mi contraddistingue, perchè la mia estetica non differisce dalla mia vita e così oscillo tra prosa e poesia, tra realtà e immaginazione (quella in cui ,per inciso, mi immagino di ottenere successo e riconoscimenti nell’ambito di studio in cui muovo i miei passi da qualche anno, ignorando per alcuni istanti il gorgo onnivoro della disoccupazione e della recessione economica, particolarmente vorticoso verso umanisti senza arte nè parte come me).

Lo spunto me l’ha offerto proprio qualche visitatore che , stando alle statistiche, si è spulciato parecchi articoli inerenti la mia tesi e la mia impressione su di essa, articoli scritti durante il work-in-progress, cose che non avrei mai potuto mettere in nero su bianco altrove.
Così, gongolandomi, ho ricordato:
– l’incredibile emozione di iniziare a lavorare sulla tesi, con la presunzione di ottenere un ottimo lavoro. Ora so che rileggendo la mia tesi di triennale, la correggerei ancora, e probabilmente andrei avanti così fino agli ottanta anni, come Ungaretti con le sue poesie.
Per tutta la vita non facciamo altro che limare e rendere polito quello che siamo, scriviamo, viviamo…per tutta la vita tendiamo ad una perfezione impossibile.
– avvedutami da tante belle speranze, mi preparo con il capo cosparso di cenere ad affrontare un altro percorso di lavoro, consapevole delle mie capacità come delle mie grandi mancanze, costituzionali e di formazione, senza tuttavia sminuirmi, come ho sempre fatto.
– ho ricordato perchè ho iniziato a scrivere sul blog (quello su windows live, layout rosa e pensieri cupissimi)…: una grande sofferenza, una solitudine a cui non sapevo dare un nome, un male di crescere, ma anche di portarmi dietro il fardello di una passato troppo pesante per la mia fragile età. E la voglia di mettere per iscritto tutte quelle emozioni, voglia che ho sentito sin dagli 8 anni, ma quanta paura di mostrare quanto scritto agli altri (soprattutto perchè allora gli accenti sulle “e”, gli apostrofi e le “m” come le “n” si susseguivano secondo un criterio random)! Su internet con uno pseudonimo era molto più facile.
– Scrivevo e crescevo, imparavo cose che non ti insegna nessuno, se non la vita stessa, il respiro, le note di una canzone, le labbra di un uomo, le gocce di pioggia con le lacrime.

Sono più disincanta, ma non cinica. Ho imparato ad accogliere, prima di tutto e tutti me stessa e le mie emozioni.La mia paura.
C’è tanta forza nel riconoscere la propria paura
di non saper essere, di non saper fare, di non poter diventare.
Eppure più della paura di morire, nella mia esistenza, ha avuto peso la paura di non poter dare la vita.
E questo ha cambiato la mia prospettiva.


 

il grande inattuale

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Com’è profondo il mare_Lucio Dalla
canzone scritta e pubblicata nel 1977

Siamo noi
Siamo in tanti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . i “comunisti”
Ci nascondiamo di notte
Per paura degli automobilisti. . . . . . . . . . . . . . . . . in quegli anni andando per strada c’era il                                                                                          costante
pericolo di venire sparati, rapiti e/o stirati
Dei linotipisti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  indica i giornali di partito, che all’epoca erano                                                                                   composti con le Line-o-type
Siamo i gatti neri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . descrizione del “popolo di sinistra”
siamo i pessimisti
Siamo i cattivi pensieri
E non abbiamo da mangiare
Com’è profondo il mare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . il mare sta ad indicare il pensiero “libero”,                                                                                       che come
Com’è profondo il mare                                         il mare non si può fermare

Babbo, che eri un gran cacciatore . . . . . . . . . . . .  il padre di Lucio Dalla era cacciatore e                                                                                             comunista
Di quaglie e di fagiani                                           (fu partigiano durante la Guerra)
Caccia via queste mosche . . . . . . . . . . . . . . . . .  politici e forze dell’ordine
Che non mi fanno dormire
Che mi fanno arrabbiare
Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare

E’ inutile . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  descrizione della situazione lavorativa di quegli                                                                               anni
Non c’è più lavoro
Non c’è più decoro
Dio o chi per lui . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  il politico di turno, probabilmente si riferiva da                                                                                Andreotti
Sta cercando di dividerci                                    (o ad Agnelli)
Di farci del male
Di farci annegare
Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare

Con la forza di un ricatto . . . . . . . . . . . . . . . . . . questa strofa descrive la Riviluzione Russa                                                                                        del 1917,
L’uomo diventò qualcuno                                     che da movimento liberatorio per operai e                                                                                      contadini,
Resuscitò anche i morti                                       alla fine si trasformò in ferocissima dittatura
Spalancò prigioni
Bloccò sei treni
Con relativi vagoni
Innalzò per un attimo il povero
Ad un ruolo difficile da mantenere
Poi lo lasciò cadere
A piangere e a urlare
Solo in mezzo al mare
Com’è profondo il mare

Poi da solo l’urlo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . questa strofa e la seguente descrivono la                                                                                            Seconda
Diventò un tamburo                                            Guerra Mondiale, con i tedeschi, poveri per la                                                                                 sconfitta
E il povero come un lampo                                  nella Prima Guerra Mondiale, che erano                                                                                         convinti di
Nel cielo sicuro                                                      dover conquistare lo “spazio vitale” per                                                                                            il loro  popolo

Cominciò una guerra
Per conquistare
Quello scherzo di terra
Che il suo grande cuore
Doveva coltivare
Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare

Ma la terra
Gli fu portata via
Compresa quella rimasta addosso
Fu scaraventato
In un palazzo,in un fosso . . . . . . . . . .  . . . . . . . . palazzo = campo di concentramento
Non ricordo bene                                                   fosso = fossa comune
Poi una storia di catene
Bastonate
E chirurgia sperimentale
Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare

Intanto un mistico
Forse un aviatore . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . si riferisce ad un famoso fumetto di Buzzelli
…………………………………………………………………….(La rivolta dei racchi narra le incredibili                                                                                           vicende di un mondo primitivo diviso nelle
……………………………………………………………………..due classi dei racchi e dei belli. Un mondo
……………………………………………………………………..in cui i  secondi dominano ed i primi sono                                                                              ridotti a schiavi, finché un giorno non partirà                                                                                  la rivolta capeggiata da Spartak, uno dei tanti                                                                                alter ego di Buzzelli. La metafora di una lotta                                                                                 di classe non potrebbe essere più chiara, ma                                                                                    è inutile aspettarsi un lieto fine.)

Inventò la commozione
Che rimise d’accordo tutti
I belli con i brutti
Con qualche danno per i brutti
Che si videro consegnare
Un pezzo di specchio
Così da potersi guardare
Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare

Frattanto i pesci . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . i pesci rappresentano il popolo che non ha mai                                                                                     realmente
Dai quali discendiamo tutti                                    avuto la possibilità di dire la sua
Assistettero curiosi
Al dramma collettivo
Di questo mondo
Che a loro indubbiamente
Doveva sembrar cattivo
E cominciarono a pensare
Nel loro grande mare
Com’è profondo il mare
Nel loro grande mare
Com’è profondo il mare

E’ chiaro
Che il pensiero dà fastidio
Anche se chi pensa
E’ muto come un pesce
Anzi è un pesce
E come pesce è difficile da bloccare
Perchè lo protegge il mare
Com’è profondo il mare

Certo
Chi comanda
Non è disposto a fare distinzioni poetiche
Il pensiero come l’oceano
Non lo puoi bloccare
Non lo puoi recintare
Così stanno bruciando il mare
Così stanno uccidendo il mare
Così stanno umiliando il mare
Così stanno piegando il mare

http://forum.musicoff.com/testi/com’-profondo-il-mare/?action=printpage

oceani di pensieri inquieti

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Camminavo in una primavera mediterranea. Sola. Ancora oceani di pensieri inquieti acceleravano ritmi cardiaci sincopati e ansiosi. Nel confuso di un tramonto marino. Il porto a pochi passi. Liberi i gabbiani in volo. La mia ombra addosso rimproverava sicurezze più che ventenni. Mi vorrei forte e coraggiosa. Pensavo. Integra stella lucente e intanto lame metalliche mi stringevano stronze i fianchi saziandosi, rubando il dolce rimasto sulla mia pelle. Frenetica inquietitudine bisognosa di felice quiete. Cosi poetico e triste insieme. Sentirmi romantica nel tramonto. Come sempre musica di violini elettrificati registrati in nebbiose pianure padane ad azzerare il sonoro naturale delle onde nervose.

Isabella Santacroce, DESTROY,Feltrinelli, Milano 1996

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Confessioni

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Tardi ti ho amato,

bellezza tanto antica

e tanto nuova,

tardi ti ho amato.

Tu stavi dentro di me

e io ero fuori

e ti cercavo qui,

gettandomi , deforme,

sulle belle forme delle tue creature.

Tu eri con me

ed io non ero con te.

Mi tenevano lontano da te le creature,

che, se non esistessero in te,

neppure esisterebbero.

Mi hai chiamato,

il tuo grido hai infranto la mia sordità.

Mi hai abbagliato,

la tua luce ha guarito la mia cecità.

Hai diffuso il tuo profumo

ed io l’ho respirato,

e ora anelo a te.

Ti ho gustato

e ora ho fame e sete di te.

Mi hai toccato

e ora ardo dal desiderio della tua pace.

 

 

 

 

 

 

 

 

Le Confessioni di Sant’Agostino Vescovo di Ippona

faking the books

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We’ve been done before
And now we try to forge ourselves
We’ve been done before
And now we try to forge ourselves
I’ll be true again
But until then i fake the books
‘cause everybody knows
This ain’t heaven
Until everybody knows
We’ve been wrong before
There is a lot that we survived
We’ve been wrong before
There is a lot that we survived
I’ll be true again
But until then i fake the books
‘cause everybody knows
This ain’t heaven
Until everybody knows

Faking the Boooks_Lali Puna_Faking the Books

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